Ulisse a Davoli…

 Niente paura, ragazzi, non è un altro sbarco dopo Amendolara, Copanello, Crotone, Lamezia, Nardodipace, Scilla, Squillace, Tiriolo e compagnia cantando. È stato solo uno spettacolo intelligente su Ulisse di e con Marco Bonini, magistralmente accompagnato dalle musiche di Valeria Piccirillo, Francesca Procopio, Maria Caterina Pungì, Barbara Ranieri.

 Fedele sostanzialmente al testo, nella sia pur datata traduzione del Pindemonte, e con sottile ironia non volgare, Bonini racconta Ulisse attraverso le vicende che tanto spazio occupano nel mito odissiaco, quelle con le donne: Calipso, Circe, Nausicaa, Penelope… e l’ombra discreta e ossessiva della dea Atena, vergine forse innamorata del ramingo marinaio. 

 Ulisse attraversa tutta la letteratura. Re povero di una piccola isola e dintorni, partecipa alla Guerra di Troia con 12 navi: la media di ogni re è 40; 50 Menesteo di Atene, poi fondatore di Scillezio; 160 gli esagerati Atridi. Spicca tuttavia per astuzia, ed è molto considerato tra i capi dell’esercito. Nell’Odissea si fa un fugace cenno all’inganno del cavallo, che occupa però il II dell’Eneide, in palese funzione antiellenica: timeo Danaos et dona ferentes. Che cavolo c’entri il cavallo che la Regione vorrebbe costruire come attrattiva turistica, è un mistero che può essere spiegato solo con l’ignoranza regionale promossa a cultura.

 In miti posteriori non omerici, è Ulisse che prende con l’inganno Troia; viene perciò chiamato, già anacronisticamente “distruttore di città”: non ve lo dico in greco, se no vi ubriacate tutti tipo sbarco a Tiriolo; e lo stesso per il figlio che, secondo Apollodoro, ebbe in Epiro. Per dirla alla nostrana, “Cu si guardau, si sarvau”, e di Wolf e Mosino e gemellaggi con Itaca ne abbiamo già abbastanza.

 Vaga per i mari, il figlio di Laerte, e simpaticamente Bonini ce ne dà una spiegazione da navigatore a vela. Lo troviamo ad Ogigia, ospite e prigioniero di Calipso; finché Atena e gli dei decidono di liberarlo; ma Poseidone, suo nemico, lo fa naufragare ancora, e finisce sulla spiaggia dei Feaci, popolo di marinai e con molto progresso tecnologico: hanno cani d’argento che abbaiano, e navi cui basta dare l’ordine e vanno dritte alla meta, con evidente pilota automatico. Sono perciò anche dei mollaccioni tipo uomini d’oggi nelle pubblicità edonistiche degli spelacchiati, e per forza Nausicaa, fanciulla intraprendente, guarda lui, rustico uomo, e non i paciosi giovanotti feaci da discoteca. Ad Alcinoo ed Arete, Ulisse narra le sue avventure sul mare e con mostri come Polifemo e Scilla; e l’incontro con la dea maga Circe, e con Calipso. Ci sono anche i Lotofagi, palesemente drogati. Non può mancare una visita all’Ade, per parlare con Tiresia il profeta cieco; e incontrare la madre Anticlea, l’amico Achille, il rivale Aiace… 

 Riconquista infine il trono con strage dei proci. Deve tuttavia giustificarsi di fronte al popolo, e ciò segna, come molti altri miti, il passaggio a forme di governo aristocratiche e democratiche della futura e scombinata storia greca.

 Ulisse di Omero non è un eroe, bensì il primo degli uomini moderni. Egli non vive nel mythos ma nel logos, non nella sintesi ma nell’analisi; e ogni volta che si trova di fronte a un problema, διάνδιχα μερμήριξεν, pensò separato in due parti. Nessun eroe pensa separato, anzi, detto in generale, nessun eroe pensa, ma agisce immediato e secondo i suoi universi formali. Ulisse, uomo, ragiona; e ciò ne fa una figura malinconica, sempre in qualche modo incerta e indecisa.

 Dante (Inf. XXVI) sì che ne fa un eroe, disposto a morire per virtù e conoscenza. Lo canta il Foscolo, ma in modo ambiguo: nel sonetto a Zacinto, dolente eroe con cui s’identifica; nei Sepolcri, razionalista ingannatore. Lo esalta d’Annunzio; ce lo mostra annoiato vecchio il Pascoli. È protagonista, a modo suo, del celebre libro di Joice. C’è sempre un poco di UIisse in ognuno di noi.

 Ancora complimenti ad autore e attore, e alle bravissime musiciste.

Ulderico Nisticò