Calabria corrottissima

 Vi faccio una dichiarazione preliminare che sicuramente mi attirerà le invettive delle anime belle e politicamente corrette: a me, da calabrese tradizionalista quale sono, fa mille volte vomitare di più il giudice Petrini, che un vecchio ndrangatista. Petrini il corrotto, e non più presunto corrotto, dopo che ha confessato ai suoi colleghi di Salerno.

 Ha confessato perché è furbetto, ed è del mestiere, e cerca di sminuire il danno. Ha confessato, in stile massomafioso, con l’astuzia vecchia quanto il mondo: la chiamata in correo [NOTA per gli intellettuali tipo sbarco di Ulisse: còrreo].

 In termini spicci, Petrini sta facendo capire che se parla, parla; e tira fuori nomi, e che nomi! Se affonda lui, affondano tanti; e perciò questi “tanti” gli devono dare una mano; come lui la diede a mafiosi e altri mascalzoni e politicanti.

 Io spero che gli ammollino tutti gli anni di galera che merita, anzi di più; a un giudice che ogni mese pigliava quanto me in un anno, più la commissione tributaria; però “i soldi non gli bastavano mai” per donne e feste e lussi… o perché doveva spartire con i suddetti “tanti”? Vedremo.

 Intanto riflettiamo sulla corruzione in Calabria… e spero che nessun lettore dei libri (ahahahahahah!) di Pino Aprile se ne esca con l’osservazione che ci sono delinquenti anche in Islanda; e che comunque la colpa di Garibaldi. Io posso parlarvi per ore di quanto era corrotta la Repubblica romana negli ultimi due secoli; ma vivo in Calabria nel 2020, e per ora di questo mi curo.

 Prima riflessione e domanda: nessuno, a Catanzaro, si è mai accorto per anni che Petrini conduceva un’esistenza diversa da quella di un serio giudice? Tutti ciechi?

 Seconda riflessione, di conseguenza: nessuno, nemmeno un rubagalline, può rubare galline da solo.

 Terza riflessione: sarebbe il caso di dare un’occhiatina a certi comportamenti di avvocati e avvocatesse; e al loro esame di avvocatura; e, già che ci siamo, anche agli esami universitari. Non si sa mai, qualche sorpresina…

 Quarta riflessione: quanta percentuale del disastro calabrese è dovuta alla corruzione di politicanti, giudici e avvocati e roba del genere? A mio avviso, almeno il 70%. Se il lestofante X ruba, ma sa che il giudice è amico suo… e così via.

 Ruba è una parola generica per una casistica infinita: progetti sballati, cemento fasullo… insomma, fate tutti i voli di fantasia da romanzi gialli, e sarà sempre inferiore alla realtà.

 Poi c’è anche la ndrangheta in senso banale, residuato dei millenni; e la ndrangheta in senso moderno, che fa affari di miliardi di euro; e che però, all’occorrenza, ha bisogno di un giudice…

Ulderico Nisticò