Crisi del sistema?


 Sorvoliamo su criminali e approfittatori e smunti intellettuali di supporto, in Italia ci sono agitazioni e scioperi, soprattutto di giovani, e protesta contro un governo che, grosso modo, è di destracentro; ci sono, più violente e meno opportunamente prevenute, in Francia; ci sono i Germania e altrove.

Fermiamoci qui per rilevare che in Germania c’è un governo più o meno vagamente di centro; in Francia, un presidente e un governo di sinistra; in Italia, il destracentro. È dunque evidente che la protesta non è contro la destra o contro la sinistra o contro il centro o contro questo o quel partito e a favore di quello o questo.

E vi sarete anche accorti che i politici italiani, francesi e tedeschi, e altri, evitano di commentare, palesemente non avendo cosa dire. La protesta è dunque contro il sistema, di cui fanno parte, con poche distinzioni, sia centro sia centrodestra (e purtroppo per me anche destra) sia sinistra.

Presentiamo un esempio qualsiasi. I giovani protestano perché non trovano casa? È vero. I governi di ogni segno rispondono proponendo più o meno efficaci rimedi per dare loro una casa. Ammesso ci riescano, e francamente non mi pare, nessuno si pone il problema che cosa farebbero, i giovani, se miracolosamente avessero una casa. Lo stesso per scuola, lavoro, sanità…

E nessuno si chiede se quanto succede è una crisi nel sistema o, come io credo, una crisi del sistema, una crisi di tutta la civiltà occidentale del secondo dopoguerra, cioè 1945-2026.

Una civiltà occidentale che, dal 1945, ha promesso benessere materiale a tutti; e che nel 2026 non riesce ad assicurarlo non dico a tutti ma nemmeno a tantissimi. Ed è davvero strano, in un’epoca la quale possiede una tecnologia tale che appena pochi decenni fa era solo nei film di fantascienza e oggi si compra nel negozietto sotto casa. È dunque evidente che il sistema possiede i mezzi, però non li sa adoperare. Così è proprio dal benessere che restano escluse intere masse, anche quelli i cui genitori erano ceto medio, e oggi si stanno sottoproletarizzando.

Ancora mezzo secolo fa, una coppia di insegnanti, ma anche una coppia di bidelli campavano benino e compravano un appartamento a testa ai figli; oggi hanno difficoltà quotidiane anche coppie di medici e di avvocati. Tutto costa troppo, in euro (€ 01 = lire 1936,27: follia!). Veramente, non tutto: in proporzione, un chilo di pane comprato ogni giorno costa € 4,5, molto, molto di più di un cellulare comprato una volta l’anno; e così abbiamo più cellulari che pane!

Il sistema produce queste storture perché è un cavallo male domato e lasciato a briglie sciolte, senza alcun controllo e indirizzo e finalità stessa della produzione. L’Occidente manca di una filosofia che dia ragione di vivere, anzi ha deliberatamente rinunciato a ogni filosofia, e chiama filosofia qualche chiacchiera intellettualistica, come ha rinunciato a ogni ideale e mito e sogno e poesia e arte; e lo stesso per una religione ridotta a sociologica e senza l’essenziale: la metafisica.

E anche ammesso che ritrovassimo il benessere, non sarebbe il Bene; e forse i giovani, con il benessere, non scenderebbero in piazza; ma, senza il Bene, resterebbero lo stesso avvolti dalla noia esistenziale e da una specie di solitudine di massa.

E così, in questa giornata dei Santi, ho fatto un salto nel mio ormai antico passato sessantottino di lotta al sistema. A proposito, i Santi non cercavano il benessere e una casa e un cellulare e un generico vogliamo bene: cercavano Dio, e “sì, sì; no, no”.

Ulderico Nisticò