Flavio Vespasiano, lavori pubblici e lavoro

 Racconta Svetonio che l’imperatore divo Vespasiano (69-79 d.C.) mechanico, grandes columnas exigua impensa perducturum in Capitolium pollicenti, praemium pro commento non mediocre optulit, operam remisit, praefatus sineret se plebiculam pascere: respinse, con un bel regalo, l’idea di un ingegnere che gli proponeva una macchina capace di sollevare grandi colonne senza fatica umana; e lo fece dicendogli “lasciami nutrire il popolino”.

I Flavi, quanto a lavori pubblici, non furono secondi a nessuno, e basta il Colosseo; però Vespasiano ragionava in termini politici: i lavori pubblici, di qualsiasi natura, fanno girare denaro, e perciò producono anche benefici indiretti, e lavoro per molti, i quali, a loro volta, spendono; e se lavorano e poi vanno al circo, se ne stanno tranquilli. Attenti, l’ingegnere, ragionando da ingegnere (quello era, direbbe Platone: un tecnico, mica un filosofo!) promise all’imperatore anche di risparmiare sulle spese; e proprio quello Vespasiano non voleva, ma il contrario: voleva spendere, sapendo, con anticipo su san Tommaso d’Aquino, che i soldi esistono solo quando si usano. È chiaro?

 Si aggiungano gli effetti morali e di immagine; e capiremo perché gli antichi fecero piramidi e mausolei e templi e cattedrali, e non condomini e casamenti senza piazze, cimiteri dei vivi. Vedi via Amirante e 167 a Soverato o Corvo Aranceto a Catanzaro, o le mostruose periferie delle metropoli.

 Ora sento che il governo Draghi vuole lanciare una politica di grandi lavori pubblici: e finalmente qualcuno si accorge che è ora di finirla con la nevrosi dell’individualismo protestante e americano, anche in economia. I lavori pubblici non li decide la solitaria monade con i suoi fasulli diritti, non li modifica il capriccio di chi vuole svincoli sotto casa: li ordina lo Stato per l’unico interesse che m’interessa, quello nazionale. O almeno così spero agisca, Draghi.

 La Calabria, per esempio, ha alcune urgenze: la 106 ionica, una favola che dura da almeno trent’anni, e ancora siamo a Caro Diario e conferenze dei servizi; e la mia amata Trasversale delle Serre. Soverato ne ha una di cui tutti fingono di non accorgersi tranne che con il naso: le fogne che puzzano. E ci sono dovunque tantissime incompiute. Eccetera. La Calabria ha urgenza di lavoro: lavoro, non “posto”, dal verbo porre… le terga su una sedia.

 Sento anche che Draghi – udite udite – per l’espletamento dei lavori pubblici ha nominato dei commissari per “semplificare”, il che, se in italiano ha un senso, significa poteri di tappare la bocca al sindaco che vuole la strada, con ampio parcheggio, sotto… no, dentro la bottega della zia.

 Possiamo avere un commissario anche noi, dallo Ionio al Tirreno?

Ulderico Nisticò