La diplomazia vaticana, e “niente papa”

Premessa importante. Durante il Ventennio fascista, si rese celebre una velina [ordine di servizio] inviata dal governo ai giornali: “poco papa”. Brutte cose, vero? Oggi, che c’è la libertà di stampa, siamo passati da POCO PAPA e NIENTE PAPA. Giornali e tv che fino all’altro ieri non mancavano mai di qualche minuto e spazio per Francesco qualunque cosa facesse e dicesse, oggi lo hanno totalmente abolito. Ora capiremo perché.

 Credo che tutti ci siamo chiesti come mai il Vaticano non si sia allineato al fronte occidentalista, e abbia sì condannato la guerra e predicato la pace, ma, fino ad oggi, senza nemmeno nominare Putin; e, implicitamente, nemmeno Zaleski. Nei giorni scorsi ha dichiarato non utile una visita a Kiev, mentre vorrebbe andare a Mosca. Non è uno schieramento per Putin, è un non schieramento.

 Per un non-schierarsi, bisogna comprendere le ragioni del conflitto, di qualsiasi conflitto; che non sono mai l’ἀρχή (inizio, chi ha sparato il primo colpo), e tanto meno la πρόφασις (dichiarazione, pretesto ideologico, quasi sempre fantasioso e retorico), ma si devono cercare nell’αἰτία (la causa reale, concreta): così insegna Polibio, sulla scia di Tucidide e di Erodoto. Il Vaticano, che, quanto Stato è il più antico Stato del mondo ancora esistente, ne ha viste e patite e vinte e perse tante, che ha accumulato esperienza di ogni umana situazione; e sa bene quanto sia difficile dare ragione e torto a qualcuno; se stesso incluso.

 Che Putin abbia scatenato la guerra, il Vaticano lo sa; ma sa anche che è stato provocato da quello che Bergoglio, con pittoresco stile sudamericano, chiama “abbaiare della NATO alle porte di Mosca”: il rischio che la NATO, cioè gli Americani, ponessero basi e truppe a qualche centinaio di chilometri dalla capitale. Avete visto perché oggi NIENTE PAPA?

 Il Vaticano, in quanto Stato, non fa parte della NATO e dell’Europa (dis)Unita; non ha dunque obblighi diplomatici, e tanto meno morali. A proposito, e solo qui nomino la Chiesa, la Chiesa e il cattolicesimo non sono dalla parte del liberalcapitalismo come non lo sono dal comunismo.

 Il Vaticano può essere dunque l’unico titolato a mediare, proprio perché non si schiera. Con un intervento da “semplici come colombe e prudenti come serpenti” (sta scritto nel Vangelo), potrebbe ottenere una pace almeno nel senso di non-guerra; in attesa di “opus iustitiae, pax”. La pace è frutto della giustizia; mentre, purtroppo, non è vero il contrario, che la giustizia sia opera della pace. Nella storia del Vaticano, ci sono anche Leone IV, Giulio II, s. Pio V… Il Vaticano sa che anche che la giustizia non può essere sacrificata alla pace.

 Il Vaticano, del resto, ne sa più di tutti i giornalisti e di tutte le tv, avendo fonti d’informazione sue, e molto più ramificate. Non ha bisogno di telegiornali per sapere cosa succede davvero sul Mar Nero; e non si fa condizionare dai telegiornali e da giornalisti dalla palesemente obbligatoria unanimità. Arrivano anche oggi le veline, mi pare; e c’è di peggio della censura, ed è l’autocensura.

 Che fanno, i giornalisti della libera stampa occidentale? Se il papa non si allinea, ricorrono al loro trucco più banale, il silenzio stampa.

Ulderico Nisticò