‘Ndrangheta massoneria politica e Re Magi

Nella ndrangheta, per essere promossi, si giura sui Re Magi… in altri casi, su Garibaldi… in altri su Osso e compagni… o sui Tre cavalieri spagnoli… o santi… Non state ad arrovellarvi il cervello in cerca di everistiche e infantili spiegazioni: chi giura e riceve affiliazioni e gradi ndrangatisti, non si preoccupa di chi fossero i tre iberici o Garibaldi o Gaspare Melchiorre Gaspare; e se gli dicessero di giurare sulle Narade o su Sarancuni, sarebbe lo stesso; e se violasse il giuramento fatto in nome di qualsiasi, fosse anche Zinnìnnaro, si beccherebbe lo stesso una scarica di pallettoni e cose simili.

Ecco la ragione della sopravvivenza di riti millenari.
La ndrangheta è, notoriamente, forse la più potente e ricca organizzazione criminale del mondo; e specializzata in droghe, in una con il Sud America. Manovra miliardi, e i soldi hanno bisogno di amministratori con otto lauree, altro che la Sibilla di Polsi e Santa Najjara.

Ecco il curioso dubbio: com’è che il superlaureato è, nello stesso tempo, un uomo postmoderno e uno che giura sul Faglietta e sui pastorelli del Presepe? Facile risposta: se sgarra, ecco subito i suddetti pallettoni. Ma non sgarra, state tranquilli: tiene alla pelle, e ci guadagna troppo a stare buono.

E com’è che un capo di altissimo livello ha una figlia bisognosa di raccomandazioni come un poveraccio qualsiasi, e si rivolge all’amico come un miserabile degli esami di maturità? Eppure, così è andata.

E la massoneria? Fatta salva la pace personale di qualche persona per bene di mia conoscenza, com’è che uno, tra una cena e l’altra, si ritrova in testa il cappuccio? Eppure, la Calabria annovera una densità altissima di affiliazioni massoniche. I più non si preoccupano tanto di riti ed esoterismo, e pensano che il Grande Oriente sia la Cina; ma quando serve un aiutino, diventano improvvisamente compasso e cazzuola, e parlano di Hiram come fosse un caro vicino di casa vivente invece di un architetto fenicio dei tempi e del tempio di Salomone.

Orbene, e premesso che tutti sono innocenti fino a sentenza definitiva, numerose inchieste, e da molto tempo, hanno accertato i legami tra logge e cosche; come tra cosche e logge e politica.

Se tutto questo… no, anche se solo una parte di questo fosse vera, allora ci spieghiamo agevolmente tanti aspetti tristi e squallidi della realtà calabrese:

– elezioni amministrative e politiche;
– governi regionali e provinciali e comunali pessimi, e che fanno della Calabria la terzultima d’Europa;
– appalti pilotati;
– diplomi e lauree, e relativi voti altissimi;
– concorsi preconfezionati;
– assunzioni con o, spessissimo, senza concorso;
– premi letterari retribuiti e successo assicurato a libri illeggibili;
– e quant’altro vi venga a mente di losco legalizzato;
il tutto, sempre ispirato all’immortale principio: “a cui canusci?”, detto anche “a cui apparteni?”

E se uno non è affiliato e non giura per il Cucù, può essere anche artista più di Fidia e poeta più di Dante e giurista più di Giustiniano e calciatore più di Piola, e in Calabria non conta niente.

Ulderico Nisticò