Russia: gli onnipotenti precari


 Il titolo di zar, scritto anche tzar o czar, significa lo stesso del greco romeo kaisar, arabo qasar, cioè il latino Caesar, che da un cognomen della gens Iulia era divenuto titolo imperiale a Roma. S’incoronò zar il khan dei Bulgari cristianizzati e slavizzati; e poi, nel 1547, il granduca di Mosca Ivan IV il Terribile, proclamandosi erede dei basileis di Costantinopoli, caduta in mano turca nel 1453. Da allora, Mosca fu detta la Terza Roma. Con lo stesso procedimento, la Chiesa ortodossa russa divenne, ed è, autocefala: e ci tiene!

 Gli zar russi furono sempre autocrati e onnipotenti, imponendosi sui nobili di origine slava o mongola, e lasciando loro il potere sui contadini; ma la loro onnipotenza fu sempre precaria, e parecchi zar terminarono la loro vita in modo violento; e spesso per mano di ufficiali dell’esercito. Così accadde all’inetto Pietro III, abbattuto (1762) e poi ucciso: l’esercito proclamò zarina Caterina II, che sarà artefice della potenza russa.

 Nel 1917, Nicola II venne di fatto deposto da una confusa rivoluzione socialdemocratica; a sua volta annientata dalla rivoluzione comunista di Lenin. Forse non sapremo mai come giunse al potere assoluto Stalin, e anche come morì. E anche gli avvenimenti del 1989-91 non sono affatto chiari.

 Oggi che c’è una specie di zar elettivo, Putin, al potere da molto tempo sia pure con varie forme istituzionali, i fatti inducono a temere che anche la sua onnipotenza possa essere precaria, se i mercenari della Wagner sono giunti comodamente fino alle porte di Mosca, e se avessero voluto vi entravano.

 Una parentesi sulla Wagner, e sulle milizie mercenarie e professionali in genere. La storia è zeppa di casi simili: i pretoriani dell’Impero; i capitani di ventura dei secoli XV e XVI; i mamelucchi in Egitto… truppe di soldati di mestiere e che non ne hanno un altro; molto motivati e ottimamente addestrati; fedelissimi al loro comandante; e che, in alcune circostanze, si trasformano in entità politiche.

 Ora, ammesso che questo colpo di mano della Wagner sia stato sventato, nulla ci assicura che domani non ce ne sia un altro da parte di qualcun altro. E non è minimamente detto che l’eventuale caduta di Putin porti alla pace, e non al contrario.

 Una conclusione. Siamo al sedicesimo mese di una guerra che nessuna delle due parti vince, e nessuno fa niente per fermarla: né ONU, né UE… anzi la NATO dà una valida mano a continuarla. La Chiesa ha finalmente capito che può mediare con qualche successo, ma a patto che medi, inteso alla lettera, e accetti una buona volta per tutti i secoli che la Chiesa di Mosca è autocefala, e non ha alcuna intenzione di dialogare con Roma in fatto di religione: vedi sopra. Se mediazione può essere, dev’essere e può essere politica.

Ulderico Nisticò