Sarà la volta (più o meno) buona?

 Vi ricordate, gentili lettori, gli stessi manifesti a febbraio, e gli stessi ad aprile? Oggi abbiamo quelli “gustarici”. Nota di dialettologia: “gustarici” sono i galletti fatti nascere in tempo per essere mangiati ad agosto. Tali sono i manifesti; ora vediamo se è la volta buona, o scatta qualche zona gialla, rossastra, rossa, incandescente… 

 Ma pigliamo per buono che sia la volta buona, in senso cronologico; e domandiamoci se sarà quella buona in senso politico.

 A stamani, ore 07.14 del 22 “gustarico”, la situazione è la seguente: centro(destra) come le divisioni corazzate di Guderian nel 1940, che non le fermava nessuno, anzi i Francesi nemmeno ci provarono. I centrisinistri, per il momento, sono tre; ma fino al 4 settembre, potrebbero diventare sei e nove.

 Da qui al 4 settembre, però, tutto può succedere. Facciamo però conto della situazione, e chiediamoci, così, per gioco cerebrale, per isfogar la mente, che capiterà dopo ottobre.

 Il centro(destra) stravincente dovrà affrontare il Manuale Cencelli della distribuzione degli assessorati e dintorni; ma abbiamo già visto, negli ultimi due mesi, con quanta velocità trova un accordo. E qui serve una digressione (para)filosofica. “Para”, in dialetto, come dire sembra.

 Da quando è stata inventata, nel secolo XVIII, la sinistra è frantumata in gruppi e gruppetti, e ciò soprattutto per ragioni ideologiche; ovvero, come direbbe l’unico di sinistra ad avere i piedi per terra, Marx, forme mentali fantasiose, però strutturate come fossero davvero filosofie, e veramente credute. Perciò due persone di sinistra, se appena appena conversano, dopo un poco si pigliano a male parole: vedi due miei carissimi amici, che indicherò qui solo con le iniziali del nome proprio: G e P. Alla fine, si vogliono bene, e anche io a loro; ma litigano a morte per l’interpretazione di una mezza parola. Ecco perché la sinistra fu sempre disunita e sempre la sarà.

 Il centro(destra), invece, è composto, generalmente, da persone di qualificata professionalità con diploma e laurea, ma che di politica capiscono poco e niente, e l’ideologia non sanno manco cosa sia e mai sia stata, e non se ne curano. In queste condizioni, è facilissimo unirle: alla Montanelli, per capirci; alla Fallaci. Basta trovare un nemico qualsiasi, di turno.

 Torniamo a noi. Una volta vincitore e distributore, il centro(destra), che farà? Lascerà la Calabria ultima d’Europa, o metterà mano a qualche provvedimento serio? L’istanza, ragazzi, è lecita; direi, doverosa. Parlo di cose serie, non di programmi: di quelli, ve ne scrivo dodici entro stasera.

 Siccome io mi picco di cultura, rivolgo ai vincitori questa domanda: che faranno, per la cultura? Il prossimo assessore sarà uno capace e autorevole, o il solito professor Tizio decorativo e inoffensivo, con il solito compito di distribuire contributi a pioggia per la sagra dei fagioli? Insomma, il solito Lévi-Strauss della domenica, con la scusa che tutto è cultura?

 Chi era, questo Lévi-Strauss? Beh, chiedete a uno dei tantissimi, tantissimissimi “grandi uomini di cultura” di cui brulicano i nostri paesi, e gli danno premi letterari e cittadinanze onorarie. Oppure vanno in cerca di sbarchi di Ulisse pure sul Monte Cucco e a Villaggio Mancuso.

 Secondo voi, mi risponderà qualcuno? Ahahahahahahahahahahahah! 

Ulderico Nisticò