Cinghiali e cani e incendi

 Ci sono vaste zone della Calabria, ma credo d’Italia, in totale abbandono; e non solo solamente campagne e boschi in preda ad animali, ma anche zone urbane e periferie, ormai in mano a sbandati. Torniamo alla Calabria, dove parte notevole dei territori interni è ormai senza presenza umana; senza coltivatori e boscaioli; e senza alcun controllo da parte di chicchessia.

 La colpa è dello Stato e delle sue forze dell’ordine;

 la colpa è della Regione e dei relativi assessorati;

 la colpa è dell’Azienda Sanitaria e roba simile, e dei servizi appositi;

 la colpa è della Provincia, che qualche competenza ce l’ha;

 la colpa è del Comune, che interviene a cose tragicamente fatte;

 la colpa è dei proprietari, molti dei quali sono sulla carta;

 la colpa è di chi “ha” dei cani, però non scritti da nessuna parte, e tanto meno muniti di riconoscimento elettronico;

 la colpa…

 Insomma, ci sono troppe colpe, perché alla fine se ne becchi seriamente una. Non solo, ma tutti i presunti colpevoli si affretteranno a scaricare la colpa su un altro qualsiasi; e il bello è che avranno tutti un poco di ragione, ai sensi dell’art. 666, comma 666 della legge 666 parzialmente modificata dall’immancabile sentenza 666 del TAR. La prima udienza, del resto, si terrà fra due o tre anni, con rinvio.

 Ma siccome io non sono giudice o cancelliere o poliziotto, bensì pensionato PI, vi comunico, amici lettori, che la colpa è esattamente di tutti, tutti quelli elencati, e vari altri che avrò dimenticati. Tutti colpevoli, a vario titolo, di abbandono del territorio. Colpa politica, dico: e che uno o due dei suddetti vada o no in galera “per essere rieducato”, è una cosa che mi lascia indifferente.

 Governi e Regioni se ne impipano. Nessuno sa di chi è quel terreno, quel bosco, quel casolare; e quindi chi ne dovrebbe avere la responsabilità. Ed ecco i cinghiali, gli incendi, i cani…

 I proprietari i cui nomi risultano sulla carta, o sono a Milano o sono vecchissimi e con eredi altrettanto sulla carta… forse, sulla carta, cioè con passi legali. Serve dunque una mappatura reale: le terre abbandonate vanno espropriate di fatto (01 € di affitto), e assegnate a chi le coltivi e le curi, boschi inclusi.

 Le aree urbane non sono meno in anarchia; e ci sono quartieri in totale degrado, dove non mette piede nessuno e dove se uno muore non lo si sa in quanto non è mai nato. Incuria e demagogia, e la sedicente “cultura della legalità” serve a scrivere libri che qualcuno compra e non legge nessuno: e poi ci sono centinaia di migliaia vagano nell’illegalità legalizzata; o servono alla manifestazioni antimafia segue cena.

Ulderico Nisticò