Crollo e clandestini

 Il ponte di Genova è stato ricostruito, ma, dopo due anni, nessuno si è beccato neanche il più innocuo avviso di garanzia per una bazzecola come il collasso di un viadotto e 43 morti. I più grandicelli di età, come chi scrive, si ricordano del Vajont e di molti altri disastri senza colpevoli. Vorrei evitare, di grazia, che nessuno paghi per il crollo di un bel po’ del palazzo del Consiglio regionale… e forti dubbi su tutto il resto della baracca.

 Siccome non ci fu, dopo il 1943, un bombardamento angloamericano su Reggio; né, dopo il 1908, un terremoto, qualcuno ha colpa: progettista, direttore dei lavori, ditta, operai… Ora volete vedere che la colpa sarà della cosca di Limbadi come volevano far credere per Mafia Capitale?

 Antico proverbio calabrese: “Manca na pecura: cu s’a mangiau?”, e il pastorello: “U lupu!” Non so se è chiaro. Del resto, il mio stesso elenco (operai, ditta, direttore, progettista… ) è abbastanza lungo perché le colpe vengano spalmate, diluite… e poi c’è sempre qualche Palamara, qualche Petrini… E parecchi colpevoli di Reggio, come di Genova, sono defunti: e mors solvit omnia.

 Sono evidenti le colpe, invece, dei clandestini. Clandestini, non “migranti”: i migranti hanno passaporto, permesso di soggiorno, documenti… Nemmeno i nostri amici che vanno in Svizzera sono “migranti”, perché non hanno e non avranno mai e nemmeno vogliono la cittadinanza elvetica, ma solo lavorare, guadagnare onestamente, tornare a casa. Non lo erano nemmeno quelli che andavano in USA, e dopo vent’anni tornavano come “mericani”, invidiati e derisi perché vestivano strambi e dicevano “giobba” e “bisinissi”.

 I clandestini arrivano in Italia senza alcuna regola, e con vaghe motivazioni di fame e guerre. E siccome l’ultima guerra seria in Tunisia fu la III punica (149-6 a.C.); sarebbe bene far sapere che di fame ne abbiamo abbastanza anche noi, e che, a parte gli schiavi di Gioia Tauro e dintorni, non c’è lavoro per nessuno. Sempre ammesso – e non minimamente concesso – che quelli vengano per lavorare.

 La clandestinità però è una cosa che si fa in due: chi parte, e chi fa venire. Sappiamo che l’Italia pullula di accoglienze ben pagate, di alberghi fatiscenti spacciati per buoni e pagati dallo Stato a fior di soldi; e di Misericordia e don Scordio di Isola CR o Lucano di Riace, che però sono condannati o sotto processo, almeno loro.

 Aggiungete una vaga ideologia umanitaria, che non prende mai corpo con interventi in denaro e meno che meno in operazioni personali. Siamo tutti buoni con i “minori non accompagnati” degli altri!

 Perché solo in Italia? È questa la vera domanda, e non è difficile una risposta. Quanto alla patetica richiesta che se li pigli l’Europa, è noto che l’Europa disUnita se ne impipa.

 Serve impedire le partenze (come fare, gli è scappato detto persino all’ondivago Di Maio; e persino Zingaretti critica l’inetta Lamorgese… ); e pensare a un intervento fattivo in Africa. Fattivo, non chiacchiere ideologiche campate in aria: vi ricordo che i disastri recenti sono tutti concomitanti con le cosiddette Primavere arabe democratiche fomentate dai vari Obama e Sarkozy; che poi devastarono con bombe la Libia e assassinarono Gheddafi. Lo stesso per l’Iraq; e ci stavano provando anche in Siria, senza riuscirci.

 Chiudo, a questo proposito, con una citazione del Vico: “I governi devono essere conformi alla natura dei popoli governati”. Ammesso che un certo sistema funzioni in Italia, non per questo funziona in Tunisia o in Indonesia.

 Ammesso funzioni in Italia: vedi crolli di Reggio e di Genova.

Ulderico Nisticò