Chi l’ha detto che la matematica non è un’opinione? A sentire i numeri bruti, il centrodestra (centrodestra, in questo caso, non destracentro come al governo) ha stravinto; il campo largo di sinistra esce battuto con il 34; Vannacci, per le circostanze, è andato bene con il 10,9%; una quarta lista, inesistente.
Detto così, il mio intervento potrebbe finire così. E invece no, perché la matematica, alle volte, è un’opinione. A Reggio e provincia ha votato il 22%, quindi se ne è impipato il 78. Ha vinto il 51%, però è il 51 del 22; la sinistra ha perso sul 22; Vannacci, per essere la prima volta, è andato bene con il 10,9%, però è il bene del 22; la lista che ha preso l’1,4% del 22% non l’hanno votata manco i parenti più stretti. Vorrei leggere i risultati in numeri assoluti, non in percentuale! A parte gli interessati direttamente, non vale la pena di discutere di questi risultati; se mai, sarebbe serio interrogarsi sull’assenteismo.
Negli anni che furono, diciamo fino agli anni 1980, le vecchiette malate si facevano portare ai seggi in barella. Considerata l’epoca, si trattava di vecchiette analfabete, e figlie e nipoti di analfabeti. Nel 2026 le vecchiette di allora sono morte da molto; e le loro pronipoti, tutte laureate e con master a pioggia, non vanno a votare.
E nessuno s’inventi che è una protesta intellettuale o qualcosa del genere: non votano perché la loro istruzione in fatto di politica è scarsissima e nulla. Lo stesso per i coetanei maschi. Al massimo, ripetono qualche pappardella politicamente corretta e svogliatamente sentita a scuola, cui però non credono, anche perché non è credibile.
In quegli anni c’erano i partiti, le sedi, i segretari di sezione anche nei villaggi sperduti. Oggi, se uno di Soverato, di Catanzaro vuole iscriversi (tranquilli, non succede!) dovrebbe telefonare direttamente a Meloni, Schlein, Conte, Salvini, Tajani, Renzi, Calenda…
Né fanno qualcosa per esistere, i partiti; al massimo, s’ingiuriano a vicenda, al solo scopo non di guadagnare i voti ma di mantenere quelli che hanno.
Conclusione: non c’è politica perché non ci sono partiti; e non ci sono partiti perché non ci sono ideologie, e non ci sono ideologia perché non ci sono filosofie e visioni della vita e del mondo. Una persona della provincia di Reggio, di buona cultura e professionalità e presenza nella sua comunità, mi ha scritto ieri sera “non ho votato perché non sapevo per chi votare”.
Ulderico Nisticò