Il Concerto per zampogna e orchestra appassiona il pubblico del Teatro Politeama di Catanzaro

Quando la musica classica incontra la tradizione armonica popolare quello che in prima battuta si presenta come un fatto inusuale, quasi sperimentale, finisce per consegnare alla platea – solo inizialmente confusa – una esibizione talmente coinvolgente da emozionare. E’ quanto accaduto ieri sera, al Teatro Politeama “Mario Foglietti” di Catanzaro nel Concerto per zampogna e orchestra dell’Orchestra Filarmonica della Calabria, diretti dal maestro Giovanni Pompeo, con sei straordinari solisti: Gabriella Aiello (canto); Marco Tomassi (sordellina); Eric Montbel (musette de cour); Antonio Critelli (surdulina, gaita, ciaramella); Giuseppe Muraca (zampogna a paru, fischiati), Giuseppe Braccio (chitarra battente).

Ma è il direttore artistico di questo evento – che rientra nell’ambito del progetto “Sulle orme di Alan Lomax”, finanziato dal Ministero dei Beni culturali, con il Comune di Caulonia capofila e la Fondazione Politeama di Catanzaro partner – il motore creativo di un incontro fra due generi che potevano sembrare inconciliabili: il maestro Danilo Gatto, che ha arrangiato i brani scelti, assieme a Carlo Frascà.

Quando le note della zampogna a chiave hanno spezzato il silenzio per introdurre i virtuosismi di Haendel e della sua pastorale (piva) tratta dal “Messiah”, l’opera classica cantata dalla voce del popolo è diventata spettacolo.

Dice bene, al termine del concerto, il maestro Pompeo: il pubblico dopo un iniziale disorientamento si è calato perfettamente nel “sound” lasciandosi trascinare da un continuo scambio di sonorità, tra classico e popolare. Per Pompeo il lavoro di Gatto “è stato encomiabile, non si è trattato di un arrangiamento, sarebbe riduttivo parlarne in questi termini. Il maestro Gatto ha cercato una maniera sua, molto personale, e anche un po’ difficile di mettere insieme questi due mondi”.

Si parte con i brani composti tra il Sei e il Settecento ed eseguiti dalla “sordellina”, una cornamusa polifonica cromatica con 40 chiavi tipica delle corti napoletane del Rinascimento, da qualche anno magistralmente ricostruita da Marco Tommasi secondo la testimonianza di tre quadri d’epoca che la raffigurano. Tommasi ha eseguito insieme a Mombel alcuni pezzi recuperati dall’archivio della memoria popolare attraverso i toni e i ritmi che raccontano il Grande Sud.

La prima parte, quindi, insieme a Haendel ha visto in programma brani tradizionali da “L’ame entendit” del diciassettesimo secolo, alla “Sfessania” di Baldano, passando per le “Sette ali” dello stesso Tomassi, la “Ninna nanna del Bambin Gesù” di Orazio Michi dell’Arpa, “Branle de resse” di Pierre Borjion de Scellery e “Branle de village” di François-André Danican Philidor (gli ultimi rivisti da Carlo Frascà).

Nella seconda parte, Danilo Gatto ha affiancato all’organetto i musicisti, sapiente interprete della “Sonata Streuza”, pezzo degli storici Re Niliu (Gatto è stato protagonista della ricerca e della contaminazione tra popolare ed etnico, prima coi Re Nilui, poi coi Phaleg), ma anche di “Sonata streuza”, “Trittico”, “Intrusioni”, “Compari tutti i dui”.

Tra le varie riletture proposte, notevole la versione folk di “Stranizza d’amuri” di Franco Battiato, che è anche una delle chiavi di lettura del discorso portato avanti dalla manifestazione: la musica popolare è stata riletta, riproposta da quella colta e dal pop, quindi la musica popolare è in grado di rileggere, riutilizzare, riproporre i brani classici e pop. Toccante l’interpretazione da parte di Gabriella Aiello di “Andrea e la montagna”, emozionante omaggio a Giancarlo Riccelli, cantautore, leader degli Arangara, scomparso a causa del covid.

In scena, ieri sera “l’incontro di due mondi che si non sono parlati molto, quasi ignorati. Specialmente in Italia – ha affermato Danilo Gatto -. La prima parte del programma del concerto ha dimostrato che non è stato sempre così: Hendel si ispira in un movimento del suo Messiah, e non è un caso isolato nella sua produzione, proprio alle zampogne campane o calabresi. La presentazione della sordellina, piccola zampogna di corde del XVII secolo, ricostruita dopo 300 anni da Marco Tomassi insieme ad Eric Montbel, dimostra che questo dialogo un tempo è esistito. E riprende oggi – conclude Gatto – quando questa musica è entrata anche in alcuni conservatori italiani come il “Tchaikovsky di Catanzaro-Nocera Terinese”.