Questa mattina – è vero che non si finisce mai di imparare – ho appreso un nuovo vocabolo di cui non conoscevo l’esistenza: “cronotipo”. La biologia lo definisce come la predisposizione di un soggetto a preferire determinati orari per il sonno e la veglia.
Secondo questi studi, essendo abituato a svegliarmi molto presto la mattina e ad andare a letto presto la sera, vengo definito, pensa un po’, un’“allodola”, mentre i “gufi” sono quelli con le abitudini opposte. Non se ne abbiano a male né le allodole né i gufi!
Questa premessa serve a raccontare l’inizio della mia giornata e le riflessioni che ne sono conseguite. Da giovane, dopo aver fatto colazione con il tradizionale cappuccino e cornetto, organizzavo la mia giornata lavorativa cadenzando impegni, appuntamenti e relax.
Da “diversamente giovane” ho preferito al cornetto le fette biscottate: una precauzione che aiuta a mantenersi in salute, anche se non disdegno ricche colazioni con dolci di ogni tipo quando mi trovo in albergo. Subito dopo il rito della colazione, mi dedicavo – e mi dedico tuttora – alla lettura dei giornali.
Questa mattina, appena sveglio, guardando le luci dei grattacieli di New York, il cielo spesso plumbeo e un’atmosfera un po’ sospesa, il mio pensiero è volato all’Italia, alla mia regione e al mio paese. Realtà con i loro mille difetti e contraddizioni, così lontane geograficamente, ma vicinissime per chi ama la propria storia e le proprie radici.
Cercavo di immaginare le condizioni di vita degli emigrati meridionali di un tempo: poco alfabetizzati, senza alcuna conoscenza della lingua, sballottati in paesi così diversi per abitudini e tradizioni. E mi chiedevo se fosse migliore la vita che conducevano nel paese natio o questa nuova esistenza, piena di speranze molte volte deluse.
Non sapevo dare un giudizio preciso. Qui a New York si vive una vita frenetica; le persone corrono, non si sa bene per cosa e per chi. Consumano pasti frugali, vestono in modo casual, sembrano non avere il senso del bello. Tutto è tecnologia e precisione, ogni istante è scandito da incombenze irrinunciabili. Che bella differenza con la vita di paese, dove il pranzo si consumava seduti a tavola – e non di corsa per strada o su una panchina – e dove potevi trascorrere momenti di svago con gli amici.
Mentre mi chiedevo queste cose, la lettura dei dati ISTAT sugli SDGs (Sustainable Development Goals, l’acronimo inglese per gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile) mi ha lasciato di gelo. Per chi non lo sapesse, si tratta di 17 traguardi interconnessi, stabiliti dalle Nazioni Unite, che delineano la situazione dei singoli paesi in funzione di ogni aspetto della qualità della vita.
Ebbene, l’Italia rischia di non raggiungerne nessuno. Leggendo più accuratamente i dati, ci si ritrova davanti al divario di sempre tra le due Italie: quella del Nord che corre e quella del Sud che arranca. E nel sud del Sud trovi la Calabria, con i suoi mali endemici e con una classe politica corrotta e incapace di immaginare uno sviluppo coerente e futuro, che sappia invece puntare sulle nuove tecnologie e sulla stessa intelligenza artificiale.
Allora, il dubbio resta e l’interrogativo si fa profondo: è meglio “scappare” o restare?
Nicola Iozzo