In risposta a “Tornare al Sud al tempo del Coronavirus”

Riceviamo e pubblichiamo da un nostro Utente: Caro A.B., dispiace che la vita non ti abbia ancora dato tutte le soddisfazioni che cercavi e tutti i successi che meritavi e che per questo tu ti sia ritrovata a manifestare tutta la tua frustrazione verso coloro che, andandosene via dalla Calabria, sono riusciti – anche se a volte solo in parte – ad ottenere quello che cui avevano deciso di investire.

Purtroppo – e tu ne sei la prova “scrivente” – vedo che non cessa di esistere nella mente di qualcuno il sentimento d’odio verso coloro i quali hanno semplicemente deciso di intraprendere un percorso diverso dal nostro e che, quindi, ai nostri occhi risultano meritevoli di insulti e disprezzo. Oltretutto, dimostri ancora una volta come sia molto più semplice aizzare la folla facendo di tutta l’erba un fascio piuttosto che cercare di discutere, anche con opinioni discordanti, in maniera “ragionevole” dei vari mali che affliggono la NOSTRA terra e la NOSTRA società.

In un lungo post intriso di senso comune e qualunquismo “a morimamma”, accusi tutti noi che siamo andati via dalla Calabria di aver – cito testualmente – “[…] sminuito le persone che si sono aggrappate a un barlume minuscolo per decidere di rimanere…”. Evidentemente non hai mai provato a pensare all’ammirazione che quotidianamente proviamo verso i nostri cari e i nostri amici i quali hanno deciso di rimanere, per la tenacia che giorno dopo giorno dimostrano nell’affrontare situazioni di immane complessità e sfide altamente provanti che la NOSTRA terra sbatte loro in faccia. Scrivendo quello che hai scritto, ci hai volutamente fatto passare per ingrati verso coloro i quali, con davvero tanti sacrifici, ci hanno permesso di crescere, ci hanno dato da mangiare, ci hanno garantito salute e istruzione, magari ci hanno dato pure i soldi per questo nostro agoniato “primo viaggio” fuori dalla Calabria, forse più speranzosi di noi che un futuro migliore ci avrebbe atteso fuori da questa terra.

Credo (e spero) di interpretare le emozioni e i sentimenti di molti quando dico che noi non abbiamo dimenticato questa terra, pur essendone lontani, e che non può essere un confine meramente geografico a porci muso contro muso, “noi” contro “voi”, in una perenne, inutile sfida che siamo destinati a perdere tutti in partenza. Ma tu, cara A.B., credi che sia stato facile per noi vedere disattese le nostre speranze di costruirci un futuro accanto a tutto ciò che abbiamo amato? Credi che sia stato semplice salutare quel giorno, in quella stazione o aeroporto, i nostri genitori, trattenendo a stento lacrime e soffocando silenziosamente l’angoscia?

Ma, tutto sommato, rintraccio due meriti nel tuo lungo post. Il primo, quello di aver sottolineato le criticità in ambito sanitario che attanagliano la NOSTRA regione. Attenzione, vale solo se fatto da te questo, perché se siamo noi a farlo veniamo tacciati da te di essere “nordisti acquisiti”. Il secondo invece, è quello di aver criticato, seppur in maniera discutibile, coloro i quali in barba ai decreti emanati dal Governo hanno deciso di mettersi in viaggio verso la NOSTRA terra, con possibili ripercussioni negative sulla salute loro e dei loro affetti.

Inoltre, davvero pensi di poter leggere le nostre menti quando dici che “[…] dal 3 Marzo al 4 Aprile 2020 ve ne ricordate e ne sentite la mancanza”? Ma tu, cara A.B., hai mai provato amore per qualcuno? E quando lo hai fatto, è sempre stato “a tempo”? Tu credi che noi amiamo i nostri genitori, mammà per dirla alla tua, a tempo, dimenticandocene per tutto il resto dell’anno? ILLUSO/A.

Ultimo punto. Non scherzo quando dico che spero che il tuo investimento al sud abbia dato i suoi frutti, dei quali spero tu possa goderne il più a lungo possibile. Sono sinceramente pieno di ammirazione quando sento un/a calabrese dire “oggi più convinta di ieri della scelta fatta” (troncando qui la tua frase che prosegue con stupidaggini che non mi vedranno complice nel riportarle qui). Confido che un giorno tu possa abbandonare l’odio che ti acceca verso noi che siamo andati via, che amiamo la NOSTRA terra forse più di te perché così distante ma così indelebilmente scolpita dentro di noi.

Ti prego, caro A.B., in un tempo in cui le divisioni oggi sono ancor più deleterie che in passato, in cuor tuo, se puoi, accetta le motivazioni di noi che ce ne siamo andati così come noi abbiam fatto con te che sei rimasto, perché non è questo il tempo per l’odio.

M.T.

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