Loredana Bertè…

…compie oggi 70 anni, nata a Bagnara nel 1950; la sorella Domenica, detta Mimì e in arte Mia Martini, visse dal 1947 alla fine tragica del 1995. Entrambe hanno segnato, e Loredana ancora oggi, momenti basilari della storia della musica leggera italiana; e sono state, ed è Loredana, interpreti squisitissime della condizione femminile nella società occidentale.

Entrambe hanno composto e cantato brani in cui hanno esaltato la femminilità senza mai scadere nei luoghi comuni di un femminismo da quote rosa, ed esaltando l’eterna contraddizione della donna tra sensazioni e ragione, tra Venere e Minerva; ed essere donna senza dover per forza imitare i maschi e il maschile; e accettando coraggiosamente che essere donna è difficile.
E hanno fatto affidamento su testi, musica e voce, e non su facile e artificioso spettacolo.

Quel che m’interessa, e che dovrebbe essere oggetto di riflessione, è che Domenica e Loredana Bertè sono di nascita calabrese, anzi di quella Bagnara ben nota per l’autorità delle sue donne, le mitiche bagnarote. A ben vedere, sono davvero e profondamente donne calabresi nel senso più radicato e antico del termine.

Ma nei loro testi, non c’è nessunissima Calabria stereotipo, prevedibile, scontata… anzi, nessunissima Calabria e basta. Le Bertè non sono finite nelle sfilate per la presunta liberazione della donna calabrese; o nel piagnisteo obbligatorio e retribuito; o in un comodo vittimismo…

Le donne delle canzoni di Mia e Loredana sono tutte le donne d’Europa e d’America; un modello universale moderno, e non i residui di un passato… del resto in grandissima parte non corrispondente al vero storico, ma ad invenzioni per letterati e pubblico di bocca buona.

Le Bertè ci hanno insegnato che si può essere calabresi senza spocchia provincialotta alla Qui sbarcò Ulisse; senza lacrimatoio al convegno e risate a cena (lo giuro!); e senza pensare che il mondo inizi al Pollino e finisca allo Stretto: e, in versione soveratese, dal ponte del Beltrame a quello di Ancinale.

Ottimo esempio. Del resto, Corrado Alvaro, nato a San Luca, e a parte una raccolta di racconti, scrisse di tutto tranne che di Calabria, luogo nel quale mise raramente piede. Altomonte e Grisi, scrissero di ogni cosa. Uno di questi giorni scrivo io un romanzetto ambientato a Varese o a Pontedera; ma sì, con una storia d’amore sballato, un delitto… un delitto qualsiasi, però, disorganizzato, casuale, passionale… e che cada nell’indifferenza generale, come succede altrove anche in casi orrendi; e se ammazzano qualcuno a Ravenna o a Rimini, non se la pigliano con Paolo e Francesca, ma aspettano di vedere in galera l’assassino. Sì, bisogna fare come le Bertè: nascere in Calabria e vivere nel mondo.
Auguri, Loredana.

Ulderico Nisticò