Perché la strategia dei piccoli passi è così utile per un programmatore

Per un programmatore aggiornarsi è di fondamentale importanza perché permette di rimanere al passo con tutte le innovazioni che il mondo tecnologico sforna senza soluzione di continuità. Ma siccome si tratta spesso dell’aggiunta di singole funzioni o di pochi concetti che vanno ad aggiungersi a una base già consolidata, è importante avere a disposizione degli strumenti utili per poter assimilare cose nuove nella maniera più veloce ed efficiente possibile. Per questo motivo quando si prende la decisione di iniziare a programmare, è necessario entrare sin da subito nell’ottica dell’apprendimento caratterizzato da piccoli ma significativi passi. In una full immersion come quella proposta da Aulab – 3 mesi intensi finalizzati alla costruzione del corredo di informazioni tecniche fondamentali per permettere allo studente di affacciarsi concretamente nel mondo del lavoro – questo approccio non è sempre applicabile, proprio per la ristrettezza dei tempi. La curva di apprendimento all’inizio risulta particolarmente ripida, ma una volta superato il primo impatto, che può essere traumatico soprattutto per chi parte digiuno di nozioni informatiche, questa capacità di aggiungere tassello dopo tassello nelle proprie basi, risulta strategicamente importante per la propria carriera. 

In cosa consiste il “chunking method”? 

La parola chunk in inglese significa pezzo, e questo già fa capire quale sia la filosofia sulla quale si basa questo metodo di apprendimento. Suddividere lo studio di qualsiasi materia in piccoli pezzi, ciascuno con la propria identità e importanza, permette di arrivare alla conoscenza di argomenti ampi in meno tempo e con meno stress. E questo approccio allo studio avrà una sua rilevanza anche sul modo di affrontare il lavoro sui codici. Lo sviluppo software implica infatti la concatenazione e l’utilizzo di una miriade di informazioni che passo dopo passo vanno a sedimentarsi, andando ad assumere gradualmente le sembianze del progetto che si aveva in mente alle origini. La creazione di un singolo mattoncino, perfettamente funzionante, al quale si andranno ad aggiungere tutti gli altri, consente un processo creativo organico e funzionale, che metterà peraltro al riparo dal pericolo di dover rimettere mano sull’intero progetto, nel momento in cui lo stesso – per qualche arcano motivo – non stia funzionando secondo le aspettative. 

Approcci diversi all’interno della stesso metodo

Sottogruppi

In questo caso l’obiettivo è quello di suddividere un compito o un argomento di grandi dimensioni in parti più piccole, in modo da affrontarle una per volta, andando a creare in poco tempo quelle basi sulle quali verrà costruito tutto il resto.

Schemi logici

Usando questo approccio non ci si concentra direttamente sui concetti o più in generale sui piccolo gruppi di informazioni, ma su uno schema o un percorso che ci ha permesso di arrivare a una determinata ricostruzione. Un esempio pratico è quello di una sequenza complessa di numeri e lettere, molto difficile da ricordare. Per farla entrare in testa più agevolmente si potrà collegare a parte di essa degli aspetti più semplici da tenere a mente: il loro posizionamento sulla tastiera, o il legame di numeri e lettere con aspetti peculiari della propria vita. 

Ricostruzione semantica

In questo caso le informazioni sono organizzate in base al loro contesto. Raggruppando parole e concetti all’interno di categorie permette di ricordarle con più facilità. Per esempio, in presenza di questa serie di parole: mela, rosso, marrone, giallo, auto, cane, barca, pesca, gatto, la suddivisione terrà conto della natura delle parole stesse. I colori andranno quindi a finire in un unico sottoinsieme, così come gli animali e via discorrendo. Come si può ben vedere, si tratta di un processo elementare ma che può davvero fare la differenza, soprattutto se lo si mette in pratica in maniera abituale.