Metto subito le mani avanti. C’è chi dice che sei milioni di Italiani non si curano più per soldi; e chi fa notare che sulle strade corrono ventiquattro milioni di auto di gente in vacanza.
Come vedete, i numeri non ci aiutano a capire la situazione, soprattutto in clima di campagna elettorale. Ognuno giudichi come gli pare; e così faccio io, che non ho tessera dal 1994 (fine del MSI-DN).
Quello che è certo è che il governo di Giorgia Meloni è di più lunga durata dal 1946, quindi della Repubblica. A dire il vero, anche i governi del Regno ebbero poco da scialare: Cavour dal 1852 nel Regno di Sardegna e brevemente nel Regno d’Italia, per morte; e Benito, però istituzionalmente sui generis, dal 1922 al ’43; ma basti ricordare che dal 1919 al ’22 salirono e caddero sei o sette governi uno più insignificante dell’altro. E persino dal 25 luglio 1943 al 2 giugno 1946 si contarono due governi Badoglio, due Bonomi, uno Parri e il primo De Gasperi!
Durante la cosiddetta Prima Repubblica, non solo i governi cadevano come le foglie di Omero e di Mimnermo, ma, attenti qui, i governi nascevano già caduti; alcuni vennero chiamati balneari, perché dovevano campare da giugno a settembre, e subito dimettersi. Forse qualcuno/a ne ha nostalgia?
Anche la cosiddetta Seconda non fece tanto meglio, nonostante le promesse di assicurare maggiore stabilità. Spiccarono governi Berlusconi; poi abbiamo visto di tutto, anche il governo giallo-verde, anche governicchi lampo.
E non parliamo dei disastrosi governi tecnici (alla rinfusa, Monti Prodi Ciampi eccetera), presentati come risoluzione dei problemi dell’universo mondo, e rivelatisi fallimentari; a riprova della bontà dell’insegnamento di Platone, che i tecnici devono eseguire e non decidere.
Cosa succederà, entro un anno? Salvo imponderabili sventure cosmiche, la Meloni arriverà alle prossime elezioni: e poi vedremo.
Intanto, auguri al governo più longevo della Repubblica, anzi della storia unitaria; e alla prima donna a gestire direttamente il potere. E a gestirlo davvero, tenendo a bada i suoi e gli alleati; e non solo perché nella maggioranza prevale Fratelli d’Italia, ma soprattutto perché Giorgia ha il partito in mano.
Adesso, un poco di critica la faccio pure io. La destra, che da quattro anni governa tranquilla, ha poco e nulla esercitato la sua azione nella cultura diffusa. Niente romanzi, film, canzoni… E le persone colte della destra, che, alla faccia di chi non vuole, sono tantissime, fanno finta di non conoscersi uno con l’altro! Si porrà rimedio?
Ulderico Nisticò