Satriano Marina, commercianti e agricoltori in rivolta: “La nuova rotatoria Anas ci distrugge”


La protesta esplode nella trasmissione di Articolo 21: tra espropri contestati, rischio idrogeologico e un tracciato alternativo ignorato. Una comunità chiede risposte mentre il cantiere avanza nonostante il ricorso al Consiglio di Stato.

A Satriano Marina cresce la rabbia di commercianti, proprietari terrieri e imprenditori colpiti dal nuovo tracciato della Trasversale delle Serre. L’ANAS procede con espropri e avvio del cantiere, nonostante un ricorso ancora pendente al Consiglio di Stato e una serie di contestazioni tecniche che denunciano rischi idrogeologici, costi maggiori e danni devastanti alle attività locali.

Nella trasmissione Articolo 21 di Lino Polimeni, la protesta esplode con documenti e accuse precise: “Così ci cancellano”. Satriano Marina, quella fascia di territorio tra Soverato e Gagliato dove commercio e agricoltura convivono da sempre, oggi è spaccata in due. Letteralmente.

La nuova progettazione ANAS della Trasversale delle Serre prevede una rotatoria di dimensioni imponenti e un tracciato che – secondo i residenti – travolgerà capannoni, terreni produttivi, parcheggi, strade di accesso e persino un distributore realizzato nel 2009 “con investimenti pesanti”, come racconta Teodoro Basile.

La scena si apre davanti alle telecamere di Articolo 21: imprenditori, agricoltori, professionisti e rappresentanti istituzionali si presentano uno dopo l’altro per raccontare il proprio disagio. Lino Polimeni li ascolta, mentre sullo sfondo scorrono mappe, progetti, cartelli di cantiere già piazzati.

Roberto Scaramuzzino, uno dei più colpiti, indica ciò che sta per perdere: “Questo capannone è della mia famiglia, è un’area commerciale attiva. Con il nuovo progetto dovrebbe essere eliminato. Lo cancellano per farci passare sopra una rotatoria gigantesca”.

Accanto a lui agricoltori che vivono del proprio terreno: “Noi lavoriamo sul chilometro zero. Se ci tolgono i campi, cosa rimane? Chi ce lo dà uno stipendio?”. Gli fa eco un agricoltore: “Io sono una partita IVA. Se mi tolgono la terra, resto senza lavoro”.

A sostenere Scaramuzzino c’è l’avvocato Gianfranco Fristachi, che porta alla luce dettagli ulteriori: “Qui siamo in zona R4, rischio idraulico elevatissimo. Il PAI vieta interventi di questa portata, a meno di misure particolari. E invece si fa tutto come se nulla fosse”. Il legale denuncia anche un altro punto critico: ANAS avrebbe già inviato gli avvisi di immissione in possesso e impiantato il cantiere nonostante il ricorso al Consiglio di Stato non sia ancora stato deciso.

“Il giudizio è pendente. I lavori non dovrebbero andare avanti. E invece avanti tutta, ignorando norme e buon senso”. Alla trasmissione partecipa anche l’ingegnere Leonardo Taverniti, consulente dei proprietari, che mostra un tracciato alternativo: “C’è un percorso che evita completamente il centro commerciale, riduce gli espropri, costa di meno e collega meglio l’area di Russomanno, vicino al caseificio Macrì. È tutto documentato e consegnato nei ricorsi”.

Secondo Taverniti, la rotatoria prevista da ANAS è “sovradimensionata, inutile e dannosa”: “Con un minimo di ragionevolezza si può salvare l’opera e salvare le aziende. Ma nessuno ci ascolta”.

Tra gli intervistati anche Michele Drosi, ex sindaco di Satriano:
“Un Comune non può approvare un progetto a scatola chiusa. Se ANAS entra sul mio territorio, io devo sapere come, perché e con quali conseguenze”.

La denuncia comune è una sola: i lavori procedono velocemente, i ricorsi sono ancora sospesi, gli espropri arrivano uno dopo l’altro, nessun confronto istituzionale è stato concesso.

Gli imprenditori chiedono una sola cosa: “Non siamo contro la strada. La vogliamo. Ma deve essere compatibile, sostenibile e giusta. Non può distruggere posti di lavoro e attività storiche”.

La protesta culmina in un appello unanime: “Chiediamo al Consiglio di Stato di nominare un perito super partes. Che stabilisca chi ha ragione: noi, con la proposta alternativa dell’ingegnere Taverniti o l’ANAS. Basta!”. Come ha commentato Lino Polimeni in chiusura di trasmissione: “Quando un’opera pubblica nasce bene, un territorio cresce. Ma quando nasce male, lascia dietro di sé solo macerie, economiche e sociali”.