Teatro su Cassiodoro a Squillace


Si possono tenere tutte le conferenze che volete, e io di solito non annoio, parlando. D’accordo, ma il modo migliore è il teatro, per raccontare la storia. Domani sera, nel castello di Squillace, sarà la volta di Cassiodoro.

Gli Aureli vivevano da generazioni tra i Bruzi, e furono anche correctores della Tertia Regio Lucania et Bruttiorum. Possedevano delle terre, senza però essere di quei pigri e tronfi di cui già Plinio scrisse che “latifundia Italiam perdiderunt”; al contrario, appaiono di larghe vedute e molto operosi nella capacità di coltivare la terra in modo redditizio e produttivo; e praticavano l’allevamento del pesce (“vivaria”), molto richiesto sotto forma di conservazione. Erano anche persone colte, e il giovane Flavio Magno [Marco] Aurelio Cassiodoro Senatore trova onorato impiego alla corte di Teodorico.

Era successa quella che, ma molto tempo dopo, si chiamerà la caduta dell’Impero d’Occidente, quando l’imperatore, che, per agghiacciante coincidenza, portava il nome di Romolo come il re di tredici secoli prima, venne deposto senza venire sostituito; Odoacre, re degli Eruli, inviò le insegne imperiali a Costantinopoli. Era il 476, secondo il nostro modo di misurare gli anni. Giunsero poco dopo gli Ostrogoti del re Teodorico, che, dopo una breve convivenza, eliminò Odoacre e si stabilì a Ravenna. Il governo dell’Impero d’Oriente lo considerò un “rex” barbaro federato; a sua volta, Teodorico si ritenne, per la forma, re del suo popolo e dipendente dall’Impero, e di fatto sovrano e governatore dell’Italia: un’Italia estesa a Rezia e Norico (attuale Austria) e Dalmazia. Cassiodoro ne fu consigliere e segretario, come appare dalle Variae, raccolta di documenti di ogni argomento, da quelli di più ampio valore politico a quelli di minuta amministrazione dello Stato e della stessa città Roma.

Teodorico, e Cassiodoro, mirarono a creare uno Stato italiano, senza sperare di riottenere le lontane province perdute e ormai in mano a tribù germaniche; ma proprio per questo, a contrastare la minaccia dei Franchi, e della stessa Costantinopoli. Da questo una rete di alleanze e matrimoni politici, con i Visigoti di Spagna, i Vandali dell’Africa, i Burgundi; e la forza militare dei Goti, che, sotto la guida del visigoto Eutarico, genero del re, inflissero sconfitte ai Franchi, e riconquistarono la Provenza. È un testo di altissimo senso politico la “Lettera ai provinciali delle Gallie”, opera di Cassiodoro, che celebra il ritorno di quelle popolazioni all’unica possibile libertà di un popolo: quella “sotto le leggi di Roma”.

La morte di Eutarico, poi quella dello stesso Teodorico (526), interruppero il disegno politico. Cassiodoro rimase al servizio di Amalasunta, unica figlia del re, e sotto i successori divenne prefetto del pretorio, cioè capo del governo. Ma le contese interne, e l’ambizione di Giustiniano (527-65), scatenarono la Guerra gotica (535-53), che devastò l’Italia e condusse gli stessi Goti all’estinzione… o, se rimasti in Italia, a fondersi con i Longobardi.

Cassiodoro si ritirò a Scolacium, e creò un’istituzione culturale e religiosa, forse vicino al modello degli Agostiniani. Aveva conservato i documenti della sua lunga vita politica; e scrisse opere di teologia, di musica, di agricoltura, di ortografia… e una “Storia dei Goti” purtroppo a noi giunta solo nell’epitome di Jordanes. Ordinò ai suoi seguaci di copiare le opere degli antichi, come stava facendo san Benedetto.

Morì, si narra, molto vecchio. È stato ricordato, a volte, nel Medioevo; e si fece, nel XVI secolo, un’edizione a stampa delle sue opere. La riscoperta di Cassiodoro è recente. Sono attivi gli studi sui luoghi cassiodorei di Vivarium e Castellense. Ciascuno ha trovato in Cassiodoro qualche aspetto di suo interesse; io, la politica. L’arcivescovo Bertolone istituì una commissione, di cui mi onoro aver fatto parte, per un processo di santificazione.

Domani, 17 agosto, ne faremo un lavoro teatrale; versione rinnovata di una rappresentazione del 2015, portata anche all’Expo di Milano. Il teatro, anche quando s’ispira alla storia, è un’interpretazione poetica e fantastica, dove il falso è più vero del vero.

Ulderico Nisticò